• barbara1346

Ad ognuno il suo cassetto di Barbara Golini



Negli articoli precedenti, ho parlato di integrazione nella scuola tedesca dei bambini di orgine straniera e delle difficoltà incontrate rimanendo qui in Germania. Oggi, vorrei trattare un altro aspetto di questa che sembra una storia infinita, nonostante i vari appelli sulla violazione della Convenzione ONU, quello dei genitori che, esasperati dalla continua pressione, decidono di tornare in Italia per dare modo ai loro figli di avere una educazione scolastica che preveda un sistema d'integrazione e una comprensione del bambino quale individuo in via di sviluppo, che potrebbe anche cambiare. Secondo la statistica del Deutsches Jugendinsitut, Wie junge Menschen mit Migrationshintergrundin Deutschland aufwachsen, Zentrale Ergebnisse aus dem DJi-Kinder und Jugendmigrationsreport 2020 (https://www.dji.de/themen/jugend/kinder-und-jugendmigrationsreport-2020.html), i giovani e giovanissimi di orgine straniera sono saliti dal 28 al 34 %. In Germania vivono attualmente 6,7 milioni di giovani al di sotto dei 25 anni con origini migratorie. Più della metà (58%) dei bambini al di sotto dei 6 anni di prima migrazione nel 2017 era a rischio povertà, i loro coetanei non di orgine migratoria invece erano al 15%. I bambini al di sotto dei 6 anni di origine migratoria di seconda e terza generazione migliorano di poco e la percentuale si aggira intorno al 32%. La lingua sembra essere un problema tra i bambini di prima generazione, chiaramente in casa parlano la lingua d'origine, mentre quelli di seconda e terza parlano in casa il tedesco. Questo complica le cose e rende molto difficile per genitori di prima generazione trovare un posto al nido in rapporto ai bambini non di origine migratoria. Altro problema è quello della percentuale alta, in alcune zone, di bambini di origine migratoria che spesso raggiungono il 50% e dunque il problema della lingua rimane inalterato. Sappiamo bene quanto i bambini imparino giocando tra loro una nuova lingua e quando questo non è possibile, la lingua rimane straniera.

Nel dibattito promosso dal Goethe Institut Italien, L' inclusione a scuola in Italia e in Germania (https://www.goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ver/sdv/21166984.html), Wassilios Fthenakis spiega che: "L’istruzione, (....), non è un processo individuale, va integrato nel contesto culturale e sociale. Gli alunni, gli insegnanti ed i genitori svolgono tutti un ruolo cruciale nell’attuazione del modello scolastico inclusivo. Si tratta di un approccio che valorizza la diversità culturale, considerata fondamentale per favorire l’inclusione e promuovere l’integrazione degli alunni stranieri. Il sistema tedesco dovrebbe imparare a reagire alle nuove sfide imposte dal cambiamento della società, tutti i bambini, tedeschi e non, ne trarrebbero profitto.


Nonostante l’Italia abbia una storia di immigrazione molto più recente di quella tedesca, fin dagli anni settanta ha adottato un sistema educativo basato sull’inclusione, all’epoca rivolto all’inserimento in classi comuni dei bambini diversamente abili, formalizzato con una legge del 1977. La cosiddetta via italiana è basata su quattro principi fondamentali: “l’universalismo”, cioè il diritto universale all’istruzione di ogni singolo alunno, a prescindere dalle sue condizioni economiche e dall’esistenza o meno di una famiglia; “la scuola comune”, ovvero la scelta di inserire tutti gli alunni in classi comuni; il “principio della persona”, per cui gli alunni sono prima di tutto persone in relazione con gli altri, con forte accento posto sulla relazione tra i diversi alunni che compongono la classe; “l’interculturalità”, vale a dire la conoscenza e lo scambio fra culture diverse, perché le differenze culturali possono costituire, in determinate condizioni, un vantaggio ed una possibilità di crescita per tutti. Questo modello, continua Ongini, purtroppo funziona ancora “a macchie di leopardo”, spesso a causa della mancanza di fondi adeguati e della carenza di insegnanti con competenze specifiche.


L’intervento di un’insegnante di liceo seduta tra il pubblico conferma quanto riportato da Vinicio Ongini: la professoressa racconta come nel suo liceo ci siano solo nove ore l’anno dedicate al laboratorio linguistico per gli alunni stranieri con conoscenze insufficienti dell’italiano: in questo modo le buone intenzioni si perdono nell’articolazione quotidiana."

e ancora: "Mentre l’Italia può contare su un modello – almeno sulla carta – fondato sull’inclusione delle diversità, il sistema scolastico tedesco è ancora basato sulla competizione e sull’individualismo. Un’ulteriore questione è quella degli insegnanti, dice Fthenkanis. Purtroppo non si è investito in tempo su corsi di aggiornamento del personale docente. Il problema non sono gli alunni, ma la tardiva riforma del sistema scolastico.


Centrale è, inoltre, secondo Fthenkanis, il lavoro da svolgere nella lingua madre dell’alunno, volto anche ad accrescere la sicurezza di sé e della propria identità culturale: non si tratta di far assimilare a tutti la cultura tedesca, ma di integrare le differenze culturali e linguistiche. I bambini dell’Unione Europea dovranno conoscere almeno tre lingue per non venire emarginati o esclusi in futuro, dovranno essere in grado di comunicare con persone di altre culture: questo è il presupposto fondamentale per una buona istruzione contemporanea, le scuole con un’elevata quantità di stranieri non devono dunque essere peggiori, anzi tutti i bambini possono trarne vantaggio per il loro successo formativo. Entrambi gli esperti concordano nel sostenere che l'intera società trarrebbe profitto da un sistema educativo basato sull'inclusione. I migranti, i bambini ed i ragazzi non cresciuti nel nostro sistema sono il sale della nostra società. Solo dalla coesistenza di diverse culture può svilupparsi qualcosa di nuovo."

Tutto questo serve a noi per introdurre la storia di Tiziana e dei suoi figli. Tiziana è figlia di una tedesca e di un italiano, cresciuta in Italia, ad un certo punto sente l'esigenza di venire in Germania per cercare le sue radici tedesche e vivere nel suo secondo paese. Si trova benissimo, sia lei che suo marito. Hanno aperto un'attività e vivono e conoscono la loro famiglia tedesca. Tiziana arriva con tutta la sua famiglia nel novembre del 2013. I primi problemi arrivano con il figlio maschio che, inserito a scuola, non capisce bene la lingua e, naturalmente ad essa si aggiunge il problema dello shock culturale che come si sa crea sentimenti di smarrimento, di ansia, di disorientamento e confusione quando si cambia stile di vita e si cambia abiente sociale e culturale come quello che è accaduto al figlio di Tiziana (e non solo al suo) trasferendosi in Germania. Una decisione chiaramente non sua, perché un bambino non sceglie queste cose, ma le scelgono i genitori per lui, per diverse ragioni, prima fra tutte quella di voler garantire un futuro migliore ai propri figli. Tiziana riassume questo sentimento con la parola "mancanza dei nonni paterni, degli amici e dei luoghi a lui familiari". Il bambino viene "identificato" come un bambino problemantico e viene loro proposta una "scuola migliore". Appena arrivata, né lei né la sua famiglia sanno bene di cosa di tratti e una volta convinti che sia la soluzione migliore ed aver vistitato la scuola, pur se non troppo convinta Tiziana segue il consiglio degli insegnanti, fidandosi di loro. Poche settimane dopo l'inizio della frequenza della scuola differenziale (Förderschule), il figlio di Tiziana inizia a sentirsi a disagio e triste, non vuole essere preso in giro e non capisce perché lui e i bambini diversamente abili o con altre disabilità debbano stare separati dagli altri. Purtroppo, all'epoca i genitori in Baden-Württemberg non potevano decidere quale scuola dovesse frequentare il figlio era lo stato che decideva e duqnue Tiziana aveva le mani legate. Pochi mesi dopo, Tiziana viene chiamata per la figlia alla quale diagnosticano le stesse difficoltà e paventano anche lì l'idea di mandarla in una Förderschule. I problemi della bambina erano l'ascolto, sembra che la bambina non sentisse bene i diversi suoni della lingua tedesca (si impara così, prima a distinguere il suono e poi la parola nella Grundschule). Nel 2016 la bambina inizia la scuola all'età di 8 anni. Tiziana chiede un sostegno che però non le viene dato. Tiziana si trasferisce nell'Unterfranken dove di stranieri ce n'erano pochi, sopratutto polacchi che lavoravano nelle cave. Nel paesino nuovo Tiziana sente i bambini dire che non giocano con bambini che frequentano le Förderschule. Per motivi di abitazione, Tiziana si trasferisce a Winnenden, dove frequenta la Förderschule che è ottima e aiuta moltissimo suo figlio. In quella scuola alcuni bambini riescono addirittura a prendere un diploma, grazie ad un dirigente veramente in gamba. Per motivi di lavoro di nuovo devono trasferirsi e lì, nella scuola nuova, Tiziana si fida ancora una volta degli insegnanti che le dicono di firmare un documento. Questo documento autorizza lo Schulamt (Provveditorato) ad occuparsi dell'educazione della figlia e così iniziarono a fargli dei test dai quali risulta che la bambina sofre di problemi di deambulazione e di disabilità mentale. Questa diagnosi ha portato gli insegnanti a suggerirle una Förderschule per gravi disabilità. Tiziana lotta moltissimo e coinvolge addirittura un avvocato, perché la figlia non ha mai manifestato alcun problema di deambulazione. Nella scuola regolare la bambina viene ignorata, perché la madre non accetta di inserirla nella scuola consigliata. In tutto questo, Tiziana lotta moltissimo e ci tiene a mettere in rilievo il fatto che amici e conoscenti tedeschi le hanno sempre detto di non lasciare i suoi figli in quella scuola, perché non avrebbero avuto un futuro lavorativo. Le hanno fatto notare che di bambini tedeschi non ce ne sono, se non gravemente malati. Tiziana porta la bambina dal medico che le fa dei test e nota che il problema della bambina era la lingua e la dislessia e la discalculia. Successivamente, porta la bambina ad un centro per dilessia e discalculia e dopo i vari test i problemi vengono confermati e in aggiunta viene evidenziato il problema dello shock culturale. Forte di questi test, inizia la sua lotta con lo Schulamt in maniera ufficiale. Al momento del chiarimento, lo Schulamt non ritrova i test fatti con i quali consigliava per la bambina un posto in una scuola differenziale per disabili mentali gravi. Nel frattempo, le cose si complicano e la lotta diventa sempre più impegantiva e Tiziana decide di rientrare in Italia, dove i figli vanno in una scuola regolare con tutte le difficoltà che il rientro può aver causato, perché in Italia nella scuola elementare si fa molto di più. La scuola italiana aiuta i ragazzi, ma le problematiche che hanno portato con sé in anni di difficoltà con la scuola tedesca devono essere recuperati. La bambina a 12 anni si ritrova in terza elementare ed ha molto da recuperare in termini di contenuti.

Tiziana non è l'unica ad avere una storia così complessa e difficile, ce ne sono molte, troppe.

Un'altra storia è quella di Simona, che è tornata da circa un anno e mezzo in Italia.


Suo figlio che avrebbe dovuto entrare in prima dopo pochi mesi di frequenza lo rimandano nella scuola materna, dove è sempre solo e non impara niente. Dopo pochi mesi hanno scoperto che il bambino aveva la neurofibromatosi che colpisce le cellule nervose e appena diagnosticata questa malattia, hanno iniziato a considerare il bambino incapace di apprendere.

Per questo e per il trattamento che avevano riservato al bambino, lei decide di rientrare in Italia dove i test di intelligenza hanno evideziato un QI di 95 non necessitando del sostegno. Il bambino frequenta una scuola regaolare e si trova bene ed è inserito. Simona ribadisce che non comprende perché hanno trattato suo figlio così, che la sua scelta di venire in Germania era dovuta al desiderio di migliorare il futuro del figlio, ma in relatà glielo stavano rovinando. Una delle frustrazioni più frequenti dei genitori italiani.

Queste e tantissime altre storie sento raccontare spesso da genitori disperati, soli e disorentati in un sistema che non conoscono e che non li aiuta.

In Germania, si usa dire che si ragiona per cassetti, quello della scuola è sicuramente un sistema a cassetti, dove ognuno viene inserito in base al problema e alle esigenze che vengono analizzate.

Il linguista Krashen e molti altri intellettuali e insegnanti lamentano l'eccesso di test che analizzano problemi anche dove non ce ne sono e portano al dispendio di fondi ed energie all'interno della scuola che potrebbero essere usati per migliorare la didattica e la formazione.

Migliorare il sistema del paese in cui viviamo è una esigenza forte e con queste storie vogliamo dare voce a chi ha da raccontare e anche analizzare una possibile via di soluzione. L'eterno negare non aiuta nessuno.




foto: https://materialwiese.de/2017/08/aufbewahrung-von-kleinkra.html