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Destino del miope e dello sciocco: guardare ma non vedere di B.Ciccarini

Aggiornato il: gen 5


È stato un anno orrendo. Nel nostro paese sono morte più di 700.000 persone, dato raggiunto solo sotto le bombe a cavallo tra il 1943 e 1944. È vero, eravamo di meno allora, ma la cifra del 2020 è molto alta, per effetto di questo dannato virus del quale in molti negavano persino la sua letalità. Il dato peggiore si è avuto il 30 dicembre, circa 81 milioni di persone nel mondo risultano essere state contagiate dal Covid-19, per 1,8 milioni di morti. Con un record triste che deve far pensare del nostro paese: prima al mondo per deceduti in rapporto alla popolazione e terza per numero di morti sul numero di contagiati.


Le cifre ci dicono poi una cosa che ci dovrebbe far saltare: continua a diminuire la popolazione. Secondo i recenti dati ISTAT, al 1°gennaio 2020 i residenti ammontano a 60.317.000, circa 116.000 italiani in meno su base annua. Inoltre, si incrementa il divario tra nascite e decessi: su 100 decessi arrivano soltanto 66 bambini (nel 2011 erano 96). Per non parlare dell’immigrazione, sia in entrata, che in uscita che non ricuce questo divario. Se appunto a livello nazionale la popolazione residente si è ridotta, gli iscritti all’AIRE sono aumentati nell’ultimo anno del 3,7% che diventa il 7,3% nell’ultimo triennio. L’Italia invecchia e, sia l’indice di natalità, che di espatrio, di certo non aiutano. Quale scenario ha un Paese con questi dati? Che resistenza avrà il sistema pensionistico o il welfare complessivo se si ridurrà la popolazione attiva e crescerà come per buona sorte accade la longevità della popolazione? Scuole vuote, RSA piene e AIRE colmi di registrazioni? È davvero questo il concetto di Italia moderna? Sono o no dati che dovrebbero far preoccupare la politica per la tenuta del sistema democratico?


Muoviamoci un momento sulla discussione dell’assetto politico istituzionale, la quale sembrerebbe essersi sganciata dalla vita reale delle persone. Come se riguardasse esclusivamente i professionisti della politica e non come invece è, la qualità della vita dei cittadini e lo stato della nazione. Anche qui diamo alcune cifre. Dal 1971 a oggi in Germania ci sono stati 5 cancellieri. In Italia, 22 diversi. Più di 110 parlamentari hanno cambiato casacca e nessun governo nella storia repubblicana è mai durato per un’intera legislatura. La durata media di un gabinetto è poco più di un anno.


Parliamoci chiaro, la stabilità, come l’avvicendamento, sono la base della democrazia. La stabilità è il risultato di leggi e sistemi parlamentari che, a partire dai regolamenti, difendono le prerogative di governo dell’esecutivo e quelle di controllo dell’assemblea. E dal fatto che a scegliere i governi sia, sulla base di un programma e di una leadership, il corpo elettorale. In Italia, gli ultimi esecutivi sono stati, legittimamente, costruiti in Parlamento ma scelti da gruppi dirigenti dei partiti, non dai cittadini. Ora il paese e guidato da due coalizioni di orientamento contrario composto da partiti che fino all’altro ieri si sono ricoperti di insulti. Ci permettiamo pertanto, di ragionare sulla necessità di nuovi strumenti elettorali che permettano, lo si spera presto, di avere governi stabili e che tengano per un’intera legislatura. Magari come quella tedesca? Proporzionale puro come nella Prima Repubblica, ma con uno sbarramento al 5%. Potrebbe garantire massima rappresentatività in Parlamento senza venire meno alla stabilità, grazie al sistema della “sfiducia costruttiva”, cioè non si può far cadere il governo se non c'è già una nuova maggioranza.


Solo una politica possente e capace, nonché certa di governare per l’intero mandato sarà fondamentale in termini di responsabilità, capacità di rispondere alle domande che provengono dai cittadini e rendicontare le proprie azioni. Lo vediamo in questi giorni, tra emergenza pandemia e Recovery Plan (la più grande opportunità per la ripresa del nostro Paese). E cosa fa la politica in questo momento in cui il Paese avrebbe bisogno della massima unità (in ballo la salute dei nostri cari e il destino di milioni di italiani)? Litiga affannosamente, tra rinvii e minacce. È chiaro che il Paese è imprigionato in una sorta di incantesimo che ne impedisce l’innovazione.


Come detto, la stabilità e l’avvicendamento, sono sì alla base della democrazia e sono legati l’un l’altro ma, ci si augura un Paese in cui i due gruppi si rispettino e si appoggino alla stesura delle regole in un clima di convivenza civile, della quale i cittadini disorientati sentono forte bisogno. Per poi, in ogni modo combattersi, magari con fermezza sui programmi e sui valori. Un confronto etico, senza colpi bassi, con l'ambizione di esecutivi che nascano non solo per ostacolare che l'altro governi ma per realizzare le riforme, il rinnovamento, la giustizia sociale che costituisce il traguardo principale della stessa esistenza dei partiti politici.


Per concludere, ci sarebbe un ultimo numero da monitorare: il calo vertiginoso del PIL assieme alle sue conseguenze sociali. Profondo rosso, purtroppo, che deriva essenzialmente da come ci è presentati alla prova della pandemia, dagli strumenti messi in campo per farvi fronte e dalle misure di contenimento adottate dallo scoppio a oggi. A differenza della Germania, che invece ha potuto contare su alcuni punti di forza strutturali, a partire dal contenuto livello di partenza del debito pubblico e quello di liberare ingenti spazi fiscali per attutire gli effetti della crisi nonché, immediati pacchetti di misure e garanzie pubbliche per oltre 900 miliardi.


Ecco, un pugno di cifre che sono materia praticissima per la riflessione, il dubbio, la ricerca dell’inatteso.


Defendit numerus!