• barbara1346

Quando la scuola in Germania ci delude- di B. Golini

Aggiornamento: 20 dic 2020


Tutti gli italiani di Germania, con famiglia e figli, sono confrontati con il problema scuola e il sistema scolastico tedesco: un tema tanto vario, quanto complesso.

Per chi viene dall'Italia, l'approccio con il sistema tedesco può essere scioccante e deludente, ma se si impara a guardare con occhi critici e a capirne la complessità, si riesce a trovare sempre una via d'uscita.

Nel percorso tedesco manca il concetto di inclusione (inserito solo da poco in alcuni Land e per nulla simile a quello italiano): è questo uno dei principali motivi di delusione e demotivazione dei genitori e degli alunni abituati ad un sistema scolastico italiano.


Le differenze principali dei due sistemi sono: la didattica e il percorso.

Per quel che riguarda la didattica, le differenze sono principalmente concentrate tra il percorso pragmatico della scuola tedesca e il percorso umanistico-teorico della scuola italiana. Una differenza che raccoglie tutta la storia della formazione dei due sistemi (di questo ne parleremo in un altro articolo).

In un articolo dello Stern del giornalista Andreas Hoidn-Borchers dal titolo "Schule? Wahnsinn!" (Scuola? Una follia!) si descrive bene la complessità e la difficoltà del sistema per gli stessi tedeschi. E cosa succede con gli stranieri? Nell'articolo di pochi giorni fa del New York Times di Anna Sauerbrey dal titolo "A Turkish-German couple may save us from the virus. So why is Germany uneasy?" si affronta la questione della discriminazione degli stranieri nel sistema scolastico tedesco, già messo in evidenza dalle varie ricerche PISA sui sistemi scolastici e da moltissimi industriali e intellettuali tedeschi.


Molti genitori italiani hanno vissuto in prima persona queste esperienze negative. Dal bambino che arrivato in prima elementare dalla Calabria, perché non aveva le scarpe da ginnastica il primo giorno di scuola e non capiva cosa la maestra volesse dirgli, finito in una scuola differenziale perché 'con problemi cognitivi' dovuti solamente alla non comprensione della lingua, al caso attuale di un ragazzo di nome F. che, arrivato da un paio d'anni dall'Italia è stato portato fuori dal suo percorso originale per inserirlo in uno diverso, solo per colpa della lingua.

La lingua è uno dei temi principali, il tedesco viene insegnato ai ragazzi italiani/stranieri a scuola? Si insegna Tedesco L2/LS? lo si fa da poco, ma con molte lacune.

Ma torniamo alla storia di F. che ci riguarda tutti.

F. arriva da Bari con la famiglia due anni fa, arriva da un liceo italiano con ottimi voti, un ragazzo volenteroso che ha sempre apprezzato ed amato lo studio e che alla scuola ha affiancato lo studio al conservatorio. Dunque, non un ragazzo qualunque, ma un ragazzo dotato, volenteroso ed ambizioso.


Dopo due anni di Germania, F. è deluso, demoralizzato e piange perché vuole andare a scuola ma non viene accettato da nessuna parte.

F. arriva con la famiglia prima nella Bassa Sassonia (Niedersachsen) viene iscritto al ginnasio (corrispondente al nostro liceo) e inserito in classe 11a, cioè il 4o superiore. F. non parla tedesco e non viene aiutato dalla scuola con dei corsi per stranieri. Si iscrive ai corsi della VHS che frequenta con grande volontà e con la voglia di dare il meglio di sé, di dimostrare anche qui, che ha voglia di studiare, di imparare. Durante il primo periodo, F. non parla bene e per questo viene mandato in una classe inferiore, cioè la 10a il 3o superiore. Finisce l'anno e consegue la promozione in 11a. Nel frattempo, la famiglia si trasferisce per lavoro dalla Bassa Sassonia, al Wuppertal e lì la questione peggiora, nessuno dei ginnasi a percorso regolare accetta F., perché non parla bene tedesco, nessuno di loro è disponibile a fargli frequentare dei corsi di lingua paralleli al percorso di studi regolare (come -tra l'altro- accade in Italia). F. compie 18 anni e dunque -secondo la legge tedesca- non ha obbligo di frequenza e loro non hanno obbligo di sistemarlo. Dopo varie vicissitudini F. chiede aiuto a molti: consolato italiano che però non ha competenza territoriale in quanto a decisioni legali, insegnanti diversi italiani che lavorano per il consolato e tante, tante altre persone. Poi, suo padre parla con me, ci scriviamo spessisismo, quasi ogni sera e nel cercare una soluzione al suo caso, proviamo qualsiasi cosa. I genitori si muovono senza arrendersi mai e con molta determinazione e questo è uno degli elementi più importanti di tutta la storia. Una famiglia unita che sostiene e incoraggia un ragazzo devastato a cui sembra essere stato negato ogni diritto allo studio. Fino a quando l'ente scolastico responsabile (il provvedditorato agli studi) dietro la spinta forte dei genitori, suggerisce a F. una via alternativa, arrivata in queste ultime ore. F. potrà frequentare l'ultimo anno del Berufskolleg che gli darà un accesso alle Fachhochschulen, che pur essendo un percorso di studi universitari, in Germania non ha lo stesso peso di una università a livello di legilazione, meno evidente è la differenza a livello lavorativo. F. vuole studiare lingue e finalmente troviamo una Fachhochschule nella quale F. potrà frequentare il suo corso di studi univeristari appena terminata la scuola. Tutto sembra finire bene, ma la discrimanazione è nel percorso allungato e nel percorso alternativo riservato a F. a cui è stato di fatto impedito di proseguire una strada da lui già iniziata in Italia e -sopratutto- F. non dimenticherà mai la discriminazione subita e le porte chiuse e la paura di non poter mai più studiare. F. è caparbio, forte anche dell'appoggio della sua famiglia e oggi F. torna a sorridere, anche se con un po' di delusione. F. è determinato a portare alla luce la sua storia, a cercare giustizia e a raccontare quello che gli è accaduto per poter aiutare anche gli altri. C'è un ottimo podcast del giornalista e capo redattore del Die Zeit, Giovanni Di Lorenzo, in cui racconta le discriminazioni da lui subite da ragazzo, che pur essendosi attutite negli ultimi anni, continuano ad essere ancora troppe. F. è solo il primo dei tanti casi che vorrei raccontarvi e uno di quelli positivi. Ci sono famiglie che per motivi scolastici sono tornate in Italia, nonostante la disoccupazione e le difficoltà economiche, per consentire ai propri figli di frequentare una scuola meno selettiva.